Silent People
Movimento Non Allineato Menti Libere
TX-2286
Le sanzioni sono diventate un mercato. Banche europee e americane tengono bloccati fondi di decine di paesi e non li restituiscono. La magistratura tace.
Articoli collegati
ArticoloIl grande mercato delle sanzioni: un'associazione a delinquere che si chiama sistema
Esiste un'economia informale made in USA che ha un nome ufficiale rispettabile: sanzioni. Iraq, Libia, Siria, Iran, Russia, e una lista lunghissima di altri paesi. I fondi vengono congelati, le banche commerciali europee e americane se ne contendono la liquidità, e quella liquidità non torna più a nessuno. Nel frattempo si costruiscono meccanismi di finanza alternativa per tenerla in movimento senza renderla.
La magistratura è assente. Non distratta, non in ritardo: assente. E in questo vuoto operano figure precise: generali in pensione, ex capi dei servizi segreti, funzionari usciti dalle istituzioni che diventano consiglieri, promotori, rappresentanti di certe banche e di certi fondi. Fanno da foglia di fico. La loro credenziale istituzionale dà copertura a operazioni che senza quella copertura sarebbero difficilmente presentabili.
Sono soldi sequestrati in modo illegale. Non è un giudizio politico: è una definizione giuridica che nessuno vuole applicare. Il meccanismo è rodato da decenni e è diventato quasi legge per inerzia, perché si è sempre fatto così. Ma il fatto che qualcosa si faccia sempre non lo rende legale. Lo rende un'abitudine criminale consolidata. Un'associazione a delinquere che opera con la benedizione delle istituzioni.
I numeri dicono tutto: se le banche europee fossero costrette a restituire tutti i fondi illegalmente trattenuti, molti istituti fallirebbero. Non è un'ipotesi teorica. È la ragione reale per cui nessuno apre quel fascicolo.
Magistratura, batti un colpo.
TX-2285
L'Iran ha pronta un'offensiva diplomatica di proporzioni storiche. Il memorandum è solo l'inizio di una strategia che punta a isolare Israele. Netanyahu porta il mondo verso il baratro.
Articoli collegati
ArticoloL'offensiva diplomatica iraniana: Israele fuori dai giochi, le monarchie del Golfo cedono
L'Iran ha già pronta un'offensiva diplomatica di proporzioni sproporzionate rispetto a ciò che i media occidentali sono disposti ad ammettere. Non è improvvisazione. È una strategia studiata nei minimi dettagli, costruita nel tempo, e che si sta attivando adesso.
La firma del memorandum non è un punto di arrivo. È il primo atto di una sequenza che ha un obiettivo preciso: portare Israele fuori dai giochi diplomatici regionali. Teheran sa che un accordo che regge isola progressivamente chi si rifiuta di farne parte. Ogni passo che segue la firma stringe il cerchio attorno a chi resta fuori.
L'Iran è pronto alla guerra se necessario, ma non è la guerra il suo strumento primario in questo momento. Il suo strumento è la diplomazia, e la sta usando con una precisione che i suoi avversari non si aspettavano. Parte delle monarchie del Golfo lo sanno. Da domani alcune di queste potrebbero cedere, riposizionarsi, scegliere il lato che garantisce la sopravvivenza del loro potere.
Netanyahu non ha nulla da offrire che non sia distruzione. Ogni soluzione che porta al tavolo porta il mondo verso il baratro: più guerra, più escalation, più instabilità. Non è una posizione negoziale. È un vicolo cieco con le armi puntate.
Il quadro è chiaro: l'Iran avanza, le monarchie vacillano, Israele si isola, e chi in Europa e in America ha scommesso sulla narrativa opposta si trova oggi con una posizione che la realtà ha già superato.
TX-2284
I falchi dell'industria bellica non vogliono la pace: da domani le loro armi non servono più. Nuovo Medio Oriente, tramonto dell'Alleanza Atlantica.
Articoli collegati
ArticoloIl tramonto dei falchi: chi non vuole la pace e perché
C'è chi non vuole che Trump firmi questo accordo. Non per ragioni geopolitiche, non per la sicurezza dell'Occidente. Per denaro. I lobbisti delle armi sanno che dal giorno dopo la firma i loro contratti valgono zero. Nessun governo arabo comprerà più armamenti se il Medio Oriente entra in una nuova fase. Questo è il motore reale della resistenza all'accordo: non l'ideologia, non la sicurezza, il profitto.
Dietro l'Iran non ci sono solo Russia e Cina. C'è anche un pezzo d'America e un pezzo d'Europa che combatte lo stesso sistema dall'interno. Il quadro che ne emerge è quello di istituzioni corrotte, governi genuflessi al ricatto finanziario e militare, classi dirigenti che hanno abdicato alla loro funzione per proteggere i propri interessi. Questo è il volto reale del mondo cosiddetto democratico, in Europa come in America come in Italia.
Le forze che combattono la pace lo fanno perché un accordo potrebbe rompere il tabù nucleare in modo definitivo e imprevedibile. Chi cederà a questa pressione trascinerà l'Europa nella sua caduta. L'Alleanza Atlantica ha già cominciato il suo tramonto: non lo ammetteranno, ma i movimenti in corso lo confermano.
Il governo italiano non ha saputo leggere nulla di tutto questo. Ha chiuso gli occhi davanti all'elefante nella cristalleria, ha voltato la testa, ha abbandonato le proprie responsabilità verso i suoi stessi cittadini. La sua posizione pseudo-democratica era il cordone che teneva addormentati milioni di persone. Quel cordone si sta spezzando.
La disobbedienza nello Stretto di Hormuz ha il peso storico di quegli uomini che al crollo del Muro di Berlino attraversarono la linea per andare a prendere amici che non conoscevano nemmeno, e vennero venduti dalla stessa democrazia che dicevano di difendere. Pochi capiscono queste parole. Ci rivolgiamo a chi dice di difendere il paese con il conto corrente pieno e tutte le garanzie possibili: da domani, benvenuti nel nostro mondo.