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Movimento non allineato

TX-1883

Barnea è il direttore di un servizio che risponde per crimini di guerra contro i palestinesi. Come tutta la classe dirigente israeliana. L'Italia deve prendere posizione e chiudere ogni contratto con Tel Aviv.

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ArticoloBarnea, i Crimini di Guerra e la Complicità Italiana: È Ora di Chiudere
David Barnea non è soltanto il direttore del Mossad che ha distrutto la propria rete in Iran pagando gli informatori con banconote fresche, errore che ha causato arresti, esecuzioni e lo smantellamento di anni di lavoro HUMINT. Barnea è anche il capo operativo di un apparato che, secondo le accuse formalizzate dalla Corte Penale Internazionale, risponde direttamente per crimini di guerra contro la popolazione civile palestinese. La classe dirigente israeliana dal governo Netanyahu fino ai vertici militari e dei servizi è oggetto di procedimenti internazionali per condotta che viola sistematicamente il diritto umanitario: bombardamenti su ospedali, blocco degli aiuti, uso della fame come strumento di guerra, distruzione di infrastrutture civili. Crimini documentati, non ipotesi. A questo si aggiunge l'attacco all'Iran: un'operazione militare condotta in violazione del diritto internazionale, senza mandato del Consiglio di Sicurezza, che ha trascinato la regione sull'orlo di una guerra aperta. Anche per questo Barnea e i suoi referenti politici devono rispondere. C'è poi la questione della disinformazione. Israele utilizza strumenti tecnologici,m molti dei quali forniti o co-sviluppati con gli Stati Uniti, per operazioni di influenza sistematica: manipolazione del discorso pubblico, profilazione di giornalisti e attivisti, pressione sui social media. Strumenti nati per la sicurezza, usati per scopi politici e criminali. In questo quadro, la posizione dell'Italia è inaccettabile. Roma mantiene contratti attivi con Israele in campo militare, tecnologico e di intelligence. Contratti che finanziano indirettamente l'apparato che commette questi crimini. Le autorità italiane devono essere chiare: la rottura con Tel Aviv non è una scelta ideologica, è un obbligo di diritto internazionale. Ogni contratto, ogni accordo di cooperazione, deve essere sospeso fino a quando la classe dirigente israeliana non risponderà davanti a una corte internazionale.
TX-1882

Barnea deve rispondere per crimini di guerra contro i palestinesi, come tutta la classe dirigente israeliana. La disinformazione israeliana, alimentata da strumenti americani, serve scopi criminali. L'Italia chiuda ogni contratto con Tel Aviv.

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TX-1881

Barnea pagava gli informatori in Iran con dollari freschi di stampa. I servizi iraniani controllavano i cambisti del mercato nero e identificavano chi portava banconote nuove. La rete del Mossad smantellata per un errore elementare di tradecraft.

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ArticoloIl Grande Errore di Barnea: I Dollari Nuovi che Smantellarono la Rete del Mossad in Iran
David Barnea, direttore del Mossad, ha commesso uno degli errori di tradecraft più gravi nella storia recente dei servizi segreti israeliani: pagare gli informatori infiltrati in Iran con banconote in dollari di recente emissione. In un paese dove il mercato nero della valuta è strutturale e capillarmente monitorato dai servizi di sicurezza, la scelta di liquidare le fonti umane con denaro fresco di stampa si è rivelata una vulnerabilità fatale. Le banconote nuove in serie sequenziale, senza usura da circolazione non provengono dal mercato locale. Segnalano inequivocabilmente un pagamento esterno, organizzato. I servizi iraniani hanno sfruttato questa ingenuità con metodo: i cambisti del mercato nero sono stati trasformati in punti di osservazione. Chiunque si presentasse con banconote straniere di recente emissione veniva segnalato, seguito, interrogato. Il reticolo di informatori si è sfilacciato proprio attraverso questo canale quello economico, il meno presidiato dal punto di vista della sicurezza operativa. Il risultato è stato catastrofico: arresti, esecuzioni, smantellamento di celle operative costruite in anni di lavoro sul terreno. Un'intera architettura di intelligence umana in Iran, HUMINT neutralizzata non da una sofisticata operazione di controspionaggio, ma da un errore elementare nella gestione dei pagamenti. Nel gergo del mestiere si chiama "financial tradecraft" la disciplina che regola come, quando e in quale forma si trasferisce denaro a una fonte.
TX-1880

Del Deo, il peculato che non è il punto: lo scandalo serve a colpire Mantovano , Meloni e l'architettura dei servizi

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ArticoloNel governo Meloni l'autorità delegata ai servizi è Alfredo Mantovano. Mantovano è il terminale politico del Dis, dell'Aise e dell'Aisi.
Il vero bersaglio è l'autorità delegata, il canale con Palazzo Chigi, e il modo in cui microspie e intercettazioni sono state usate dentro quell'architettura. Non è un'inchiesta su un funzionario: è un'inchiesta sul governo attraverso un funzionario. Il caso Nicola Del Deo sta uscendo sui giornali confezionato come una storia di peculato: fondi, spese, ammanchi, la consueta grammatica mediatica delle inchieste sui colletti bianchi dell'intelligence. È la confezione. Il contenuto è un altro. Chi conosce come funziona la macchina dei servizi italiana sa che lo sfondamento di un ufficiale di questo peso non avviene mai per la cifra in sé. Le contestazioni patrimoniali sono il cavallo di Troia: servono a entrare in un perimetro che altrimenti resterebbe blindato. Il perimetro è quello dell'autorità delegata, la delega che il Presidente del Consiglio conferisce a un sottosegretario per la gestione degli apparati di informazione, e del rapporto operativo che questa figura intrattiene con chi, dentro gli apparati, esegue. Nel governo Meloni l'autorità delegata ai servizi è Alfredo Mantovano. Mantovano è il terminale politico del Dis, dell'Aise e dell'Aisi. Tutto quello che passa dai servizi, nei limiti di legge, passa politicamente da lui. Ed è qui che il caso Del Deo smette di essere una storia di conti e diventa una storia di canali. Perché Del Deo, secondo quanto sta emergendo, non era uno qualunque. Era uno che piazzava microfoni. Uno con la passione operativa per le microspie, le intercettazioni ambientali, gli apparati di ascolto. Microfoni ne ha messi tanti, su tante persone. Il punto è con quale copertura formale li metteva. E qui la ricostruzione diventa politicamente esplosiva. Perché non sempre quegli apparati venivano piazzati con il supporto giuridico pieno che ci si aspetterebbe. In alcuni casi, secondo le piste che stanno uscendo, Del Deo avrebbe agito appoggiandosi al canale dell'autorità delegata: cioè sulla base di un'autorizzazione politica, non necessariamente di un provvedimento giudiziario. Se la ricostruzione è corretta, significa che alcune di quelle operazioni di ascolto hanno viaggiato su una corsia che nasce a Palazzo Chigi, non in procura. E la domanda diventa una sola: chi sapeva, chi firmava, chi copriva? L'autorità delegata ha perimetri precisi. Può indirizzare, coordinare, autorizzare nelle materie proprie degli apparati informativi. Non può sostituire l'autorità giudiziaria quando si tratta di intercettazioni su cittadini italiani fuori dalle casistiche coperte dalle garanzie funzionali. Il confine è sottile e tecnicamente contestato, e proprio per questo è il confine su cui i magistrati stanno spingendo con l'inchiesta per peculato. L'accusa patrimoniale consente di mettere le mani su tabulati, agende, comunicazioni, carte operative. Tutto quello che serve per ricostruire non i soldi, ma le autorizzazioni. Non gli ammanchi, ma gli ordini. È per questo che lo scandalo Del Deo non va letto come uno scandalo su Del Deo. Va letto come un attacco al governo attraverso l'anello debole della catena operativa. Colpisci l'ufficiale, risali al politico. È un classico della guerra istituzionale italiana, e stavolta il bersaglio grosso è Mantovano , la figura che più di ogni altra, nel governo Meloni, incarna la continuità tra intelligence, apparato giudiziario e Palazzo Chigi. La domanda vera da porre è chi abbia deciso, oggi, che Del Deo non serve più. L'autorità delegata è il retropalco. Mantovano è la platea. Il governo Meloni è il teatro. Finché la stampa racconta solo i soldi, non capiremo mai chi sta davvero scrivendo lo spettacolo.
TX-1879

Barnea, il fuoco di paglia: il capo uscente del Mossad ripesca un naufragio italiano per recitare l'ultima parte

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ArticoloDavid Barnea trasforma la tragedia del Lago Maggiore del 2023 in un monologo finale.
A un mese dalla pensione, David Barnea trasforma la tragedia del Lago Maggiore del 2023 in un monologo finale. Non si capisce se stia minacciando l'Italia, mandando un segnale all'Iran o cercando applausi. Forse tutte e tre. Forse nessuna. Barnea lascia il Mossad il 1° giugno. Gli succede Roman Gofman. Prima di andarsene, il direttore uscente prova a scriversi addosso l'epitaffio che in cinque anni non è riuscito a guadagnarsi sul campo. Barnea come agente segreto non ha mai brillato. Ha parlato molto, questo sì. Ha posato per giornalisti amici, ha coltivato l'immagine del gadget-loving killing machine, ha concesso alla stampa israeliana la narrazione dell'uomo che avrebbe "trasformato il Mossad". Dietro la coreografia, i risultati concreti sono pochi e quasi tutti rivendicati per via indiretta: operazioni mai confermate ufficialmente, cerimonie piene di iniziali al posto dei nomi. Una carriera fatta più di echi che di fatti. Barnea è un narcisista operativo: crede sul serio di essere un agente segreto nell'accezione dei film, e pretende che ci credano anche gli altri. Ma un capo dei servizi non è un personaggio: è un funzionario che deve portare risultati misurabili. E quando si misurano, mancano. Sull'Iran, il dossier che Barnea stesso ha indicato come la missione della sua vita, il bilancio è impietoso. Prima della guerra del giugno 2025 si è venduto a Netanyahu e a Trump come uno che aveva un piano. Avrebbe promesso che nei primi giorni del conflitto il Mossad avrebbe galvanizzato l'opposizione iraniana, innescando rivolte in grado di far cadere il regime. Non è successo niente. Il programma nucleare è danneggiato ma non chiuso. Dopo il cessate il fuoco, funzionari americani e israeliani hanno fatto filtrare in forma anonima un'accusa: Barnea aveva illuso Washington con una favola sul regime change. La risposta del Mossad è stata una ritirata semantica "non avevamo mai promesso il regime change durante la guerra, ma dopo" che somiglia a una confessione. Allo Yom HaShoah ha dichiarato che la missione non sarà completa finché il regime non sarà sostituito. Traduzione: il risultato non c'è, lo ereditiamo al prossimo. Poi la rivelazione del Lago Maggiore. Il 21 aprile, allo Yom HaZikaron, Barnea ha ricordato un agente identificato come "M." Mem in ebraico, morto all'estero mentre svolgeva il suo dovere. Le operazioni guidate da "M." avrebbero influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l'Iran. Tipica prosa Barnea: aggettivi, nessun fatto verificabile. La stampa israeliana ha fatto due più due. "M." è l'uomo noto in Italia con il nome di copertura Erez Shimoni, uno dei quattro morti del naufragio del battello Gooduria, 28 maggio 2023. Con lui erano morti i due agenti italiani dell'Aise Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, e la compagna russa dello skipper, Anya Bozhkova. A bordo 23 persone: 21 spie 8 italiani, 13 israeliani più lo skipper Carminati e la compagna. Tre anni dopo, Barnea pesca la storia dal fondo. Per dire cosa? Il messaggio è confuso in modo imbarazzante. Lascia cadere, senza dirlo apertamente, l'insinuazione che la tempesta forse tanto casuale non fosse, suggerendo che l'Iran abbia ucciso agenti italiani sul suolo italiano. Verso chi è il messaggio? Se è rivolto a Teheran, è un bluff retroattivo. Se è rivolto a Roma, è manipolazione: trasformare i morti di Alonzi e Barnobi in un debito di sangue che l'Italia dovrebbe saldare allineandosi più duramente contro l'Iran. Se è rivolto agli israeliani, è autopromozione. In tutti e tre i casi, operazione narrativa, non di intelligence. L'Italia non viene minacciata esplicitamente ma viene usata. Rivelare oggi, mentre Roma mantiene aperto un canale con Teheran e resta il paese europeo più esposto sullo Stretto di Hormuz, che agenti italiani sono morti con il Mossad in un'operazione anti-iraniana significa forzare la mano al governo Meloni. Non è minaccia diretta. È peggio: un vincolo imposto dall'esterno, con il sangue di due funzionari italiani che nessuno qui ha mai potuto piangere ufficialmente. Barnea non è nuovo a questi numeri. La sua carriera pubblica è una successione di fuochi di paglia: operazione spettacolare, titoli, applauso, fumo. Poi silenzio. Poi un altro fuoco. I cercapersone Hezbollah del settembre 2024 sono stati un colpo reale. Ma intorno a quel colpo Barnea ha costruito una mitologia personale che i risultati strategici non sostengono. Hezbollah non è eliminato. L'Iran non è caduto. Il 7 ottobre resta lì a ricordare che l'intelligence israeliana quella mattina non ha visto niente. Si accende, brucia in fretta, lascia cenere. Il prossimo fuoco lo dovrà accendere qualcun altro.
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Lufthansa taglia 120 voli al giorno Cancellazioni sul corto raggio da maggio a ottobre per ridurre i costi di carburante.

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L'Iran non riconosce la proroga del cessate il fuoco e potrebbe non rispettarla in base ai propri interessi nazionali

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Trump proroga il cessate il fuoco "fino a nuovo avviso" Mossa unilaterale di Washington. Teheran non ha ancora risposto. IRGC resta in posizione di veto.

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