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raid usa in Hormozgan iran

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BAHREIN - COLPITA BASE USA NEL PAESE DA MISSILI IRANIANI.

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KUWAIT - CHIUSO TEMPORANEAMENTE L'AEROPORTO INTERNAZIONALE: I VELIVOLI IN ARRIVO NON POSSONO ATTERRARE E RESTANO IN VOLO.

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BAHREIN - GRAVI DANNI ALLE BASI USA NEL PAESE.

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STRETTO DI HORMUZ - RETE TELEX Iraniana CHIEDE ALLE COMPAGNIE DI NAVIGAZIONE DI NON ATTRAVERSARE LO STRETTO NELLE PROSSIME 72 ORE. PRESTARE MOLTA CAUTELA.

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Movimenti tattici Iraniani in corso possibile lancio missili

TX-2952

Rete Telex Iran attiva

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SILENT PEOPLE - TELEX E' LA VOCE DI UOMINI E DONNE CHE, DALLE ZONE PIU' COMPLICATE DEL MONDO, RISCHIANO LA VITA PER TRASMETTERE LE VERE INFORMAZIONI. A LORO VA LA NOSTRA GRATITUDINE.

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TELEX E' IL SISTEMA DI COMUNICAZIONE ATTRAVERSO CUI PERSONE DI BUONA VOLONTA' TRASMETTONO MESSAGGI DALLE ZONE PIU' COMPLICATE DEL MONDO. NOI DI SILENT PEOPLE SIAMO VICINI A LORO: UOMINI E DONNE CHE RISCHIANO OGNI MOMENTO LA VITA PER FARCI ARRIVARE LE VERE INFORMAZIONI, DOVE IL SILENZIO E LA PROPAGANDA VORREBBERO COPRIRE I FATTI. A QUESTI UOMINI E DONNE DELLE NAZIONI VA LA NOSTRA GRATITUDINE.
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IRAN - PROSEGUONO I RAID USA SUL SUD DEL PAESE.

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GOLFO - SI RICHIEDE L'EVACUAZIONE IMMEDIATA DA BAHREIN, KUWAIT, QATAR, EMIRATI, OMAN E ARABIA SAUDITA. PRESTARE ATTENZIONE: LE BASI USA NON SONO PIU' IN GRADO DI DIFENDERE

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GOLFO/GIORDANIA - CONTINUO LANCIO DI MISSILI E DRONI IRANIANI VERSO BAHREIN, GIORDANIA , KUWAIT kurdistan

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MEDIO ORIENTE - 72 ORE DECISIVE. L'IRAN HA ANTICIPATO IL PIANO DI DIVISIONE DEL PAESE. ATTESA LA RISPOSTA PAKISTANA ALL'ATTACCO IN ARABIA SAUDITA. POSSIBILI OPERAZIONI ANFIBIE SU KUWAIT E BAHREIN.

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72 ore decisive per il destino del Medio Oriente Le prossime 72 ore si annunciano decisive per il destino del Medio Oriente. La lettura degli eventi consente ormai di ricostruire la sequenza: i raid statunitensi non avevano come scopo la degradazione generica delle capacità iraniane, ma un disegno preciso di circoscrizione e divisione del Paese, la separazione della fascia costiera dal resto del territorio, da completare con un'azione terrestre limitata affidata alla forza irregolare addestrata dalle società di sicurezza private. Lo spostamento dei mezzi americani verso il teatro mediorientale, avviato dopo i primi raid, ha reso leggibile l'avvio del piano; e Teheran, compresa la traiettoria, ha scelto di non attendere: l'attacco alle basi americane nel Golfo è stata un'azione di anticipo, programmatica e non ritorsiva, destinata a colpire il dispositivo prima che fosse pronto. È questa la chiave delle ultime ore: l'Iran ha giocato d'anticipo sulle mosse occidentali, rovesciando i tempi dell'operazione che lo riguardava. L'attacco alle installazioni in Arabia Saudita apre ora l'incognita più rilevante delle prossime ore: il Pakistan. Tra Riad e Islamabad esiste un accordo di difesa militare, e la sua invocazione porterebbe nel conflitto una potenza nucleare musulmana confinante con l'Iran, con conseguenze incalcolabili sul piano regionale e sulla stessa coesione del mondo islamico. La risposta pakistana all'attacco iraniano in territorio saudita, qualunque forma assuma (attivazione dell'accordo, mediazione, silenzio), sarà il primo indicatore del destino delle nazioni coinvolte: nelle prossime ore si capirà se il conflitto resta confinato all'asse Iran-USA-monarchie o si allarga al quadrante sud-asiatico. Sul piano militare, lo scenario di escalation è ormai definito nei suoi termini: se gli Stati Uniti tenteranno l'azione terrestre sulla costa iraniana, la risposta di Teheran sarà l'operazione anfibia contro Kuwait e Bahrein. Le capacità ci sono, la distanza è minima, e le difese delle due monarchie risultano già degradate dalle ondate precedenti. Significherebbe il passaggio dalla guerra delle infrastrutture alla guerra di occupazione su entrambe le sponde del Golfo: ciascuno prenderebbe terreno dell'altro campo, e il Golfo diventerebbe un unico teatro anfibio conteso. È lo scenario che le 72 ore in corso possono ancora evitare o rendere inevitabile: per questo sono decisive.
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IRAN/GOLFO - RAID USA DISTRUGGONO PONTI IN IRAN. LA RISPOSTA IRANIANA: COLPIRE LE INFRASTRUTTURE CRITICHE DEI PAESI DEL GOLFO.

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IRAN/GOLFO - L'IRAN DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA DOPO GLI ATTACCHI USA ALLE INFRASTRUTTURE. SI RACCOMANDA L'EVACUAZIONE IMMEDIATA DALL'AREA DEL GOLFO.

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ARABIA SAUDITA - ATTACCO iraniano CON MISSILI E DRONI CONTRO BASI USA

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MEDIO ORIENTE - 72 ORE DI STALLO NEL CONFLITTO. SUL TAVOLO PIANI DI ATTACCO NELL'AREA DEL KURDISTAN, OPERAZIONI ANFIBIE NEL GOLFO E la distruzione DELLE INFRASTRUTTURE ELETTRICHE nel golfo

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IRAQ - IMPATTI SU POSTAZIONI Curde A ERBIL A SEGUITO DI ATTACCHI IRANIANI.

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GOLFO - PRESTARE CAUTELA: AVVIATA LA RAZIONALIZZAZIONE DELL'ENERGIA ELETTRICA NEI PAESI DEL GOLFO. PREDISPORRE PIANI DI EVACUAZIONE. CHI NE HA LA POSSIBILITA' LASCI I PAESI DELL'AREA.

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IRAQ - NELLA SEDUTA ODIERNA DEL PARLAMENTO ALL'ORDINE DEL GIORNO SOLO CORRUZIONE E SPESA PUBBLICA. NESSUNA DISCUSSIONE SU IRAN, HEZBOLLAH, OPERAZIONI MILITARI E SICUREZZA DEL TERRITORIO NAZIONALE.

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LE INFORMAZIONI INDICANO LA PREPARAZIONE DI UNA FORZA IRREGOLARE, ADDESTRATA DA SOCIETA' DI SICUREZZA PRIVATE E FINANZIATA DALLE MONARCHIE DEL GOLFO, QUALE APRIPISTA DI UN'OPERAZIONE TERRESTRE PER IL CONTROLLO DELLE ZONE COSTIERE IRANIANE.

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Il silenzio internazionale davanti alla campagna in corso è un dato politico che pesa quanto i bombardamenti. Il flusso degli ultimi giorni documenta colpi sistematici alle infrastrutture civili iraniane: la ferrovia di Bandar Abbas, il ponte di Bandar Khamir, uno stabilimento di lavorazione del pesce a Qeshm, gli aeroporti evacuati, la fascia costiera interdetta. Quando gli obiettivi militari si esauriscono e gli attacchi proseguono sulle infrastrutture che sostengono la vita quotidiana, l'effetto ricercato non è la degradazione di capacità belliche ma la pressione diretta sulla popolazione: la storia recente, dal Kosovo in poi, insegna che il bombardamento delle infrastrutture civili punta a generare spostamenti di massa. Il flusso di profughi non è ancora in atto, ma la meccanica per produrlo è riconoscibile, e le ondate migratorie diventano esse stesse uno strumento del conflitto, destinato a scaricarsi sui Paesi vicini e sull'Europa. A questo quadro si aggiunge un elemento che emerge da informazioni di intelligence: numerose società di sicurezza private avrebbero allestito campi di addestramento in Iraq, Siria, Somalia, Europa orientale, Azerbaigian, Kurdistan, Libia, Africa e America Latina. Il reclutamento attingerebbe a ex combattenti dell'ISIS e ad autori di crimini di guerra e violenze, con finanziamenti riconducibili alle monarchie del Golfo, e la struttura sarebbe funzionale a una narrativa precisa: quella di uno pseudo-esercito musulmano, un nemico confezionato ad arte. Ma la funzione di questa forza non sarebbe soltanto narrativa: essa costituirebbe l'apripista di un'operazione terrestre contro l'Iran dagli obiettivi limitati e definiti. Non l'occupazione del Paese, ma il controllo di determinate zone costiere: la fascia che va da Hormuz al confine dell'Iraq, dove si concentrano i terminal, le rotte e le risorse. La selezione degli obiettivi colpiti finora, tutta concentrata sulla costa (Bandar Abbas, Qeshm, Bandar Khamir, Bushehr, Chabahar), è coerente con questo disegno: si prepara il terreno isolando e degradando proprio le aree che si intende poi controllare. In parallelo, le monarchie del Golfo risulterebbero attive nel dialogo con le comunità locali delle zone costiere per sollecitarne la rivolta e assicurarsi un appoggio interno al momento dell'azione. Le parole del presidente Trump sull'andare a prendere "il petrolio, l'oro e altro" non sono una provocazione estemporanea: descrivono esattamente l'obiettivo dell'operazione che si sta preparando. L'Europa non è la grande assente di questo quadro: ne è complice. I governi europei nascondono alle proprie popolazioni la reale natura delle attività in corso e del proprio coinvolgimento, attività che si pongono fuori dai vincoli costituzionali che dovrebbero regolarle: le decisioni che contano vengono sottratte ai parlamenti e al controllo democratico, riparate dietro le formule della "sicurezza nazionale", della minaccia "nucleare", di "regimi" evocati a uso e convenienza secondo la necessità del momento. Gli esecutivi hanno smarrito l'obiettivo dichiarato delle proprie politiche e operano ormai in una zona di illegalità sostanziale, coperta dal segreto e dall'emergenza permanente. Gli effetti interni sono già visibili. Il rincaro dei prezzi sta portando le masse fuori controllo, e la risposta non è la correzione di rotta ma la costruzione del nemico interno: la messa in scena di un nuovo "terrorismo rosso", secondo il copione collaudato che trasforma il dissenso sociale in minaccia alla sicurezza, giustificando ulteriori strette. È la stessa fabbrica narrativa che all'esterno prepara lo pseudo-esercito musulmano e all'interno prepara il sovversivo: due nemici confezionati per due teatri, al servizio della medesima esigenza di controllo. Ma è una corsa dal tempo limitato. Governi che reggono sull'occultamento, sull'emergenza e sulla repressione del malcontento che essi stessi generano non hanno davanti una prospettiva lunga: la traiettoria dei governi europei, tra tragico e grottesco, volge al termine, e a pagare il conto non saranno i politici che l'hanno prodotta, ma le imprese e i cittadini che ne erediteranno le macerie.
SilentPeople | Pagina 28