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Intelligence

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag Intelligence: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3497

Le condizioni iraniane ampliano il negoziato, legando Hormuz a dossier militari, finanziari e nucleari. La chiusura dello Stretto resta uno dei principali strumenti di pressione.

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ArticoloNUOVE CONDIZIONI PER LA GESTIONE DELLO STRETTO DI HORMUZ
Le priorità negoziali iraniane sembrano rimanere sostanzialmente allineate alle posizioni precedentemente espresse da Teheran. Tuttavia, secondo le informazioni disponibili, l'Iran avrebbe superato il precedente quadro delineato nel cosiddetto Memorandum di Islamabad, articolando una nuova piattaforma negoziale strutturata attorno a sette condizioni principali. Tra gli elementi indicati figurano: Cessazione delle ostilità su tutti i fronti, con riferimento ai teatri di Gaza, Libano e Iran. Revoca del blocco, con il ripristino delle condizioni necessarie alla libera circolazione e alla ripresa dei flussi commerciali. Sblocco di una quota significativa degli asset iraniani congelati presso istituzioni finanziarie estere. Revoca delle sanzioni internazionali e statunitensi applicate all'Iran. Riconoscimento della rotta iraniana attraverso lo Stretto di Hormuz, elemento che potrebbe attribuire a Teheran un ruolo diretto nella definizione delle condizioni di transito. Riconoscimento dei diritti nucleari dell'Iran, compreso il diritto all'arricchimento dell'uranio e il mantenimento di una riserva indicata in circa 400 kg di uranio arricchito al 60%. Ulteriori garanzie e disposizioni di natura politica, economica e strategica, la cui formulazione completa non risulta al momento pubblicamente disponibile. Sul piano diplomatico, emergono inoltre segnali di cautela da parte dei Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero deciso di non inviare il Ministro degli Esteri alla prossima riunione, optando per la partecipazione di un consigliere ministeriale. Il Bahrein, invece, avrebbe per il momento escluso la propria partecipazione. La composizione della delegazione dei Paesi regionali evidenzia un approccio prudente rispetto al nuovo quadro negoziale iraniano. L'assenza dei principali rappresentanti politici potrebbe indicare la volontà di mantenere un margine di manovra diplomatico, evitando un coinvolgimento diretto fino alla definizione dei termini dell'intesa.
TX-3494

La rotta di Hormuz attraversa acque territoriali iraniane. L’intesa è tra Iran e Oman. Teheran ha posto 7 condizioni agli USA: lo Stretto resterà chiuso finché non saranno accolte.

TX-3492

LA VICENDA MANCINI EVIDENZIA GRAVI CRITICITÀ NELLA GESTIONE DELL’APPARATO: L’ESPOSIZIONE PUBBLICA DI UN EX FUNZIONARIO DIS POTREBBE AVER COMPROMESSO FONTI, RAPPORTI E SICUREZZA OPERATIVA.

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ArticoloLa diatriba Mancini e le guerre interne della ditta
Nel mondo delle cosiddette “spie da scrivania”, dove ci si spaccia per agenti segreti mentre, nella realtà, si è spesso poco più che funzionari impegnati a spostare carte e timbrare documenti in stanze climatizzate, l’idea stessa di servizio segreto sembra essere diventata una caricatura. L’agente segreto vero è un’altra cosa. È l’uomo che, quando tutto crolla, rimane in piedi. È quello che, con i mezzi che ha a disposizione e spesso completamente solo, affronta onde gigantesche e si assume responsabilità reali. Non quello che, comodamente seduto nel proprio ufficio, mette una firma a matita così da poterla cancellare quando le cose vanno male. E poi ci sono quelli che, se una notizia non piace al direttore, si chiudono nella propria stanza e fanno scena muta. Salvo poi tornare a casa e raccontare a tutti di aver “salvato il Paese”. È questa la parte più avvilente: la trasformazione del presunto patriottismo in una commedia di piccolo cabotaggio, fatta di protagonismi, rivalità interne, meschinità burocratiche e fughe dalle responsabilità. La vicenda Mancini, con le sue accuse e le sue guerre intestine, restituisce almeno nella percezione pubblica l’immagine deprimente di un apparato che sembra aver dimenticato il significato della parola servizio. Un sistema nel quale uomini che avrebbero dovuto agire nell’interesse dello Stato finiscono per combattersi tra loro, proteggere posizioni personali e trasformare i propri conflitti in una guerra permanente. Mancini, secondo quanto è stato raccontato, avrebbe persino perseguitato professionalmente alcuni suoi colleghi dopo essere stato,abbandonato e utilizzato come servitore di oscuri interessi geopolitici. “Non farò nemici”, avrebbe detto da Vienna. E viene da chiedersi: che razza di patriottismo è quello di chi pretende di servire lo Stato soltanto finché il sistema lo protegge? Non è accettabile che apparati pagati per tutelare gli interessi nazionali diventino teatro di vendette personali, infantilismi da adulti, guerre di corridoio e regolamenti di conti. Perché il punto è semplice: chi serve lo Stato non serve se stesso, non serve una carriera, non serve una fazione e non serve interessi politici o geopolitici estranei al mandato ricevuto. Serve lo Stato. E quando questo principio viene tradito, non siamo davanti a semplici beghe d’ufficio. Siamo davanti a un fallimento istituzionale. Il resto è soltanto teatro. Un teatro triste, costoso e profondamente indegno di un Paese che pretende ancora di parlare di interesse nazionale e patriottismo. Bisognerebbe ricordare ai direttori e a tutte le gerarchie una verità che evidentemente qualcuno preferisce non vedere: i traditori non stanno necessariamente ai piani bassi. Anzi, più si sale nella catena gerarchica, più grandi diventano le responsabilità e, di conseguenza, più devastanti possono essere i tradimenti. La domanda allora è brutale e inevitabile: noi avremmo mentito all’autorità politica? Noi avremmo disobbedito all’autorità politica? E se fosse davvero così, dov’è il coraggio di assumersene la responsabilità? Forse non c’è neppure più il pensiero autonomo necessario per porsela, questa domanda. La storia di Vladimir Vetrov dovrebbe essere ricordata proprio per questo. L’alto funzionario del KGB divenuto informatore dell’Occidente (NON PAGATO) non rappresenta soltanto la figura di una “spia” che tradisce il proprio apparato. Nella ricostruzione storica della sua vicenda emerge soprattutto la sua convinzione che il sistema sovietico e il KGB stessero contribuendo a distruggere la capacità di ricerca e innovazione della società e che la menzogna fosse diventata parte strutturale del sistema. È questo il punto che dovrebbe terrorizzare ogni apparato di intelligence: non il funzionario che disobbedisce, ma l’apparato che smette di essere capace di distinguere tra verità e menzogna. Perché quando un sistema arriva al punto di mentire alla propria autorità politica, di manipolare le informazioni e di proteggere se stesso invece dello Stato, il problema non è più il singolo funzionario. Il problema è la catena di comando. Le spie di un tempo, almeno nell’immaginario e nei casi più noti, non cercavano necessariamente ricchezza e privilegi. Oggi, invece, sarebbe legittimo domandarsi laddove esistano elementi concreti e verificabili quali interessi personali, patrimoni e rapporti finanziari ruotino attorno a determinati funzionari. Perché chi esercita poteri riservati e opera nell’ombra deve essere sottoposto a uno scrutinio ancora più severo, non a uno più indulgente. E allora basta con la retorica del patriota, dell’uomo dello Stato, dell’eroe invisibile. Un vero servitore dello Stato non ha bisogno di raccontarsi come un eroe. Deve semplicemente rispondere delle proprie azioni. E soprattutto: se davvero qualcuno ha tradito il mandato ricevuto, non bisogna cercare automaticamente il colpevole più in basso. Bisogna avere il coraggio di guardare verso l’alto. Perché il potere più grande comporta la responsabilità più grande. E quando il vertice fallisce, non può sempre essere il subordinato a pagare il conto.La vicenda Mancini, per come è stata gestita e rappresentata, è stata gestita malissimo. E il problema non riguarda soltanto un singolo uomo: riguarda il modo in cui un apparato dello Stato protegge — o non protegge — le proprie strutture, le proprie fonti e le proprie responsabilità. Perché il vero tradimento, quando si parla di apparati dello Stato, non è semplicemente quello di chi disobbedisce o rompe una regola. Il tradimento più grave sarebbe quello di chi utilizza strumenti, informazioni e strutture dello Stato per costruire la propria carriera, il proprio potere o la propria immagine personale. Se una persona che ha lavorato all’interno del DIS, che conosce procedure, contratti, fonti e meccanismi dell’apparato, viene esposta e umiliata pubblicamente, non si mette in difficoltà soltanto quella persona. Si espone e si mette a rischio un intero sistema. Si rendono vulnerabili informazioni, rapporti, metodi di lavoro e, soprattutto, quell'apparato invisibile che dovrebbe rimanere invisibile proprio per poter funzionare. Ed è qui che la domanda diventa inevitabile: questi sarebbero gli agenti segreti? Quelli che dovrebbero proteggere lo Stato finiscono per esporre pubblicamente le proprie guerre interne. Quelli che dovrebbero custodire informazioni sensibili sembrano trasformarle in strumenti di scontro personale. Quelli che dovrebbero muoversi nell'ombra finiscono sotto i riflettori per difendere carriere, reputazioni e posizioni. Se questa è l'intelligence, allora il problema non è soltanto Mancini. Il problema è un sistema che ha dimenticato che il segreto non serve a proteggere chi sta dentro l'apparato: serve a proteggere lo Stato. E quando questa distinzione viene meno, quando l'interesse personale prende il posto dell'interesse nazionale, non siamo più davanti a semplici errori di gestione. Siamo davanti a un fallimento della cultura istituzionale. E questo, per un servizio che pretende di definirsi “segreto”, è forse il fallimento più grave di tutti.
TX-3483

Il generale yemenita Farouq al-Khawlani, Capo di Stato Maggiore dell’Asse di Hodeidah, sostenuto dall’Arabia Saudita, è stato ucciso.

TX-3482

Ansar Allah punta a evitare una conquista militare di Aden, privilegiando un’intesa con gli attori meridionali. Gli attacchi alle forze filosaudite mirerebbero a rafforzare il consenso nel sud.

TX-3480

Segnalato un crescente fermento nelle basi USA in Arabia Saudita in relazione all’escalation in Yemen. Registrati inoltre movimenti presso basi aeree pakistane

TX-3479

Ansar Allah ha assunto il controllo di Mayun e del porto di Murad. Il transito delle navi straniere attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb richiederà d’ora in poi l’autorizzazione di Ansar Allah.

TX-3478

La situazione nelle isole del Mar Rosso cambierà completamente nelle prossime 24 ore. Diverse fazioni del PLC si sono arrese, mentre altre trattano con Ansar Allah. Di fatto, le posizioni sono cadute.

TX-3471

Una colonna di fumo si eleva lungo l’oleodotto Yanbu, gravemente danneggiato. La condotta trasporta almeno 5 milioni di barili al giorno, aggirando Hormuz.

Una colonna di fumo si eleva lungo l’oleodotto Yanbu, gravemente danneggiato. La condotta trasporta almeno 5 milioni di barili al giorno, aggirando Hormuz.
TX-3468

i dollari non fanno più presa tra i comandanti del PLC. Numerosi comandanti stanno contattando Ansar Allah per ottenere l’amnistia. Diverse città rischiano di cadere entro 48 ore.

TX-3467

Riyadh prepara un attacco contro Ansar Allah. Sale operative USA sono attive per coordinare la scelta degli obiettivi. La risposta potrebbe essere il blocco di Bab el-Mandeb e un’escalation regionale.

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ArticoloORE DECISIVE: RIYADH PREPARA L’ATTACCO, RISCHIO BLOCCO DI BAB EL-MANDEB E ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO
l’Arabia Saudita si appresterebbe a bombardare le posizioni di Ansar Allah. Dopo la ritirata delle forze PLC, in Arabia Saudita sarebbero operative sale di comando con personale USA per la selezione degli obiettivi in tempo reale. L’attacco potrebbe avvenire nelle prossime ore. La risposta potrebbe essere il blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb. In caso di attacco USA contro le strutture nucleari iraniane, potrebbero essere mobilitate le forze dell’Asse della Resistenza.
TX-3464

gli USA stanno organizzando un attacco su larga scala contro le strutture nucleari iraniane, con la complicità dell’AIEA e dell’Unione Europea.

TX-3448

Il primo tentativo di coinvolgere la Turchia contro i proxy iraniani yemen è fallito. Il Pakistan ha giocato sporco, cercando di far scattare gli accordi della Mecca e trascinare Ankara direttamente nel conflitto.

TX-3447

AIEA contro l’Iran e Ansar Allah avanza sul Mar Rosso: cresce il rischio di una crisi simultanea a Bab el-Mandeb e Hormuz. Se entrambi gli stretti venissero bloccati, sarebbe uno shock globale.

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ArticoloIRAN, AIEA E NUOVA FASE DELLA GUERRA
L’AIEA ha deciso di deferire il dossier iraniano al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, accusando Teheran di non rispettare i propri obblighi di non proliferazione previsti dal TNP. È la prima volta da circa vent’anni che l’Iran viene sottoposto a una procedura di questo livello. Ma la questione non è soltanto nucleare. Rafael Grossi e la direzione dell’AIEA devono essere sottoposti a un severo giudizio politico per il modo in cui hanno gestito la crisi iraniana. Secondo questa lettura, le omissioni e i silenzi dell’Agenzia hanno contribuito a creare un contesto nel quale l’attacco contro l’Iran è diventato politicamente e diplomaticamente più facile da giustificare. Ora lo scenario è completamente cambiato. L’avanzata di Ansar Allah sul Mar Rosso apre una prospettiva che il mondo occidentale non può più ignorare: la possibile compromissione simultanea di Bab el-Mandeb e dello Stretto di Hormuz. Sarebbe uno scenario di enorme impatto sulle rotte energetiche e commerciali globali. L’Iran, nel frattempo, ha dimostrato di poter colpire obiettivi regionali e di poter minacciare le forze navali statunitensi. La guerra sta quindi entrando in una fase diversa: non conta più soltanto chi possiede più armi, ma chi riesce a individuare per primo il punto debole dell’avversario e a colpire prima. È una guerra di sorveglianza, missili, droni, intelligence e interdizione delle rotte. E se i due grandi stretti dovessero essere contemporaneamente messi fuori uso, la questione non sarebbe più soltanto mediorientale: diventerebbe una crisi globale.
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Ansar allah è a circa 60 km dal raggiungimento del controllo dell’area strategica di Bab el-Mandeb.

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La possibile chiusura di Bab el-Mandeb e dello Stretto di Hormuz sarebbe uno shock economico globale: verrebbero colpite le principali rotte energetiche e commerciali, con forti ripercussioni sui mercati.

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ArticoloYemen e Golfo verso una nuova escalation: Ansar Allah avanza, rischio chiusura Totale di Bab el-Mandeb e Hormuz
Ansar Allah sta conquistando rapidamente nuove posizioni, mentre l’esercito yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita starebbe deponendo le armi. Il rischio è la chiusura degli stretti: Bab el-Mandeb nei prossimi giorni e Hormuz attraverso uno sbarramento. I missili iraniani tengono lontane le navi statunitensi dalla zona. La Turchia si trova in una situazione difficile, poiché gli interessi USA puntano a coinvolgerla direttamente nel conflitto.
TX-3440

Le forze saudite stanno effettuando attacchi aerei nell’area dei monti Al-Nar, a est della città di Al-Mukha, nel tentativo di fermare l’avanzata di Ansar Allah.

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PRESTARE ATTENZIONE: intensi attacchi da parte di Ansar Allah contro Mokha. La città potrebbe cadere.

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Riyadh spinge Pakistan e Turchia verso la guerra contro Ansar Allah. Islamabad potrebbe favorire gli interessi USA, mentre un intervento turco rischierebbe di allargare il conflitto.

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ArticoloPakistan verso l’intervento in Yemen?
Il Pakistan sta valutando seriamente la possibilità di lanciare attacchi aerei contro Ansar Allah in Yemen su richiesta dell’Arabia Saudita, mentre considera l’attivazione dell’Accordo di difesa congiunta della Mecca con Arabia Saudita e Turchia. Secondo le fonti, l’operazione potrebbe iniziare nei prossimi giorni ed essere annunciata successivamente. Tra gli obiettivi indicati vi sarebbe quello di respingere Ansar Allah dalla provincia di Saada, principale roccaforte del movimento vicino al confine saudita, anche se una decisione definitiva non è ancora stata presa. Le dichiarazioni arrivano dopo che il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha affermato che un attacco di Ansar Allah contro l’Arabia Saudita o un’estensione del conflitto yemenita al territorio saudita farebbe scattare il Patto della Mecca, secondo il quale un attacco armato contro uno dei tre membri viene considerato un attacco contro tutti. In questo scenario, il Pakistan sta svolgendo un ruolo particolarmente utile agli interessi statunitensi. Un suo eventuale coinvolgimento militare consentirebbe a Washington di aumentare la pressione su Ansar Allah attraverso un alleato regionale, riducendo al tempo stesso la necessità di un’esposizione diretta delle proprie forze. Sul piano politico, la strategia saudita rischia tuttavia di trasformarsi in un tentativo di trascinare Ankara e Islamabad direttamente nel conflitto. Riyadh ha già sacrificato numerosi uomini sul terreno, lasciando diverse forze alleate esposte e in difficoltà, mentre cerca di creare le condizioni per un intervento militare esterno. Un eventuale ingresso della Turchia nel conflitto aprirebbe uno scenario ancora più grave. Gli Houthi potrebbero considerare gli interessi militari turchi come nuovi obiettivi e, nel caso di un coinvolgimento diretto di Ankara, il conflitto potrebbe assumere una dimensione regionale, coinvolgendo indirettamente anche la NATO e trasformando la guerra yemenita in una crisi di portata molto più ampia.
TX-3436

PRESTARE ATTENZIONE: la navigabilità nello Stretto di Hormuz potrebbe essere compromessa.

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